Ho bisogno di catturare quel filo, finché continua a sfuggirmi
le immagini svaniscono,le parole muoiono, le fantasie scolorano.
Devo acciuffare quel filo che si prende gioco di me,
si affaccia sovente dalle pagine dei libri,dagli istanti rubati,
dalla magia delle storie raccontate,dalle espressioni della gente comune,
che eppure lo sa come gira la vita.
Devo prendere quel filo e tenerlo stretto tra le dita,
attorcigliarlo intorno ai polsi, legarmi le caviglie,
passarmelo in bocca, sulla lingua, tra gli occhi,strofinarmelo nelle narici,
sensazione che continua a sfuggirmi, legarmi a quel modo che altrimenti mi fugge.
Poi trovare quel subbuglio interiore che porta a suonare i pensieri,
devo aggrapparmi a quel filo, annodarlo su in cima
e salire più in alto, fino a quando guardare in basso è come volare.
Chiudere gli occhi e riaprirli, appesa a quel filo sottile, mi volto,
ti scorgo, ti soffio intorno, ti lecco, ti lego a me, quel filo resiste,
finalmente l'ho agganciato con cura, avverto ora i miei pensieri.
Immagini, parole, il moto dell’universo, il rumore del silenzio, la quiete del caos,
sono davanti allo specchio e mi osservo nello squarcio dell’anima mia,
scorgo quello che i sensi non osano mostrare, ciò che non è bellezza ma autenticità.
Tiro il filo, ormai mi appartiene, mi lega, mi cura, sussurra poesie.
Spegnere i sensi e ascoltare con l’anima, ora lo sento che torna alla luce,
le parole si sciolgono, le idee fioriscono.
Ma il filo, traditore, approfitta della distrazione e mi lascia cadere,
lontana dalla cima, lontana dai sensi, lontana dallo scompiglio interiore,
lontana dalla mia stessa natura, ora guardare in basso è come morire.
Nicoletta Stecconi
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