domenica 13 marzo 2011

Racconto finalista al premio 'Donna 2011' pubblicato sull'antologia Marel
hanno scritto di lui:
'Da un'esperienza vissuta nella terra dei desaparecidos dove le donne vestono di nero la perdita dei propri figli, l'autrice esprime con un'emozione forte e intima, la passione interiore e intensa del tango argentino che è congiunzione di una coppia in una sola persona attraverso il movimento dei corpi. La tristezza del ricordo struggente pervade il brano, ma anche la felicità di aver conosciuto una persona di valore inestimabile, il cui ricordo poi diventa strazio per il definitivo addio... '
(e di questo mi ritengo soddisfatta.. ovviamente, grazie!)


Rosso tango, rosso sangue

-       Balla con me, Maria, è un tango nuevo.

Tango, musica meravigliosa di colore rosso. E i miei diciotto anni appena. In Argentina c’è lavoro, c’è ricchezza, dicevano. Il lavoro c’era, la ricchezza un po’ meno. Mio padre lavorava duro, mia madre badava a noi. Andavamo avanti, forse meglio dell’Italia. Ma era dura veramente. Io imparavo lo spagnolo, insieme alle mie sorelle. Analfabete in una lingua nuova, in un paese diverso che ci spaventava. Ci colse impreparati il golpe. Non ce l’aspettavamo. Da poveri immigrati non seguivamo le vicende politiche di quel paese. La guerra sporca, la chiamarono. Sporca di sangue e di silenzio.

-       Maria, segui i miei passi, è un tango nuevo ma si balla come il classico.
-       Sì… lo so. So ballare il tango.
-       Scusami,  ti ho visto esitante.
-       È questa musica, mi fa pensare all’Argentina.

Suona, il tango nuevo. Intermezzi elettronici e una musica antica che mi fa nuova. Dentro mi percuote un eco lontano. Ballavo con Jorge sulle note di un tango. Gli occhi suoi scuri piantati nei miei. Nello sguardo teneva tutto il suo ardore. Gli vedevo scorrere la vita dentro. I suoi occhi esprimevano tutta la forza del creato. E poi tango. La nostra schermaglia amorosa. Non era solo danza, era il corteggiamento ancestrale delle nostre anime ... Era bello Jorge, bello come la notte. Di notte lo hanno portato via.

-       Maria sei bella, così presa da questa musica e balli bene.
-       Anche tu balli bene.
-       Io ho imparato da qualche anno ma mi sento ancora impostato, tu invece sei libera, sei dentro alla musica, tu … il tuo corpo vola, anche se i pensieri sono pesanti.
-       È che non è solo danza, né solo musica. Era un modo di vivere, vivere con lui...

Jorge mi aveva avvertito, stanne fuori diceva. Tu non devi entrarci, siete italiani e siete qui da poco. Sono i figli di questo paese che cercano di spezzare. Ma non interessava loro che fossero argentini. Bastava un sospetto. Di notte, via. E poi niente più. Scomparsi. Desaparecidos, in quella lingua che nel frattempo aveva preso a circolarmi nelle vene più del mio stesso sangue. E noi in fuga. Mio padre me lo aveva detto. È pericoloso, bambina mia. Fuggimmo nel rosso di un tramonto che bruciava i campi, ai confini del mondo.

-       Maria, ti sei intristita? Pensi alla tua vita in Argentina?
-       Scusami, sì …
-       Mi dispiace, ci fermiamo se vuoi.
-       No, non voglio fermarmi, fammi ballare Alberto, cercherò di non pensare … fammi volare Alberto.

Impossibile non pensare. Ballavamo a casa sua. Mio padre non voleva che lo vedessi. Non dare confidenza ai ragazzi argentini, è pericoloso, mi diceva. Ma lui era Jorge, non solo un ragazzo argentino. Era il rovescio dell’anima mia. L’altra faccia della mia luna nel gioco appassionato del tango. Vieni a casa mia balleremo, poi rimarrai da me, mi aveva detto. Io avevo semplicemente obbedito al destino. Ballando quella danza eterna e amandolo quella notte come se fosse l’ultima.

-       Maria, i tuoi occhi … cosa hai dentro Maria?
-       Alberto in Argentina ho lasciato la mia prima vita e non c’è cosa peggiore del non conoscerne il perchè … ma se dimentichi di chiedertelo, allora non è valso a nulla, e tutto può succedere ancora.
-       Hai ragione Maria...

I mondiali di calcio. Sembrava tutto normale. Così va il mondo, pensavo, mentre tutto ciò accadeva. Era storia, la maledetta storia che scrive l’uomo con le dita sporche di sangue. E gli eventi tragici ricoperti dalle pagine patinate dello spettacolo. Il boato degli stadi copriva le urla delle madri defraudate dei loro figli, e i sospiri solitari delle giovani derubate dei loro amanti. I colori più svariati delle squadre ospitate a sovrastare l’unico colore che era rimasto alle donne argentine, il nero del lutto.

-       Maria, balla con me adesso, non pensare ad altro.
-       Sto ballando con te Alberto...

Jorge. Mai morto, solo scomparso. Ecco perchè ancora presente. E nessuna rassegnazione. Solo una lacerante impotenza. Nemmeno giustizia. Non esiste un tango senza di lui. Nella nostra breve storia d’amore, lui ed io. Era il tango che ci univa in un gioco sensuale più di qualsiasi amplesso. E adesso a ballare questo tango, che mi fa nuova, siamo in tre. Io, tra Alberto l’uomo dolce che mi osserva ora, e del quale mi innamoro in questa seconda vita, e Jorge l’Amore razziato nella prima.  

-       Sei stata felice Maria in Argentina?
-       Sì. La vita me l’ha data la felicità, ma gli uomini poi me l’hanno tolta.
-       Vorrei che adesso fossi felice con me...
-       Sono felice con te Alberto, perchè sai ballare il tango. Fammi volare amore.

L’unica cosa di cui ha bisogno l’umanità è l’Amore. Ma questo ancora nessuno lo ha capito. Forse solo le donne. Le madri sicuro. L’amore è un dio minore, spesso violato dalla spietata cecità degli uomini. È un dio minore di colore rosso. No, non riesce a tenere in vita le sue creature, ma la memoria sì. Ballavamo il nostro tango. Jorge mi stringeva come fosse l’ultima volta. Anche lui obbediva al destino. Le nostre anime erano libere. Volavano. Giravamo in tondo, intorno ai nostri corpi e come occhi, fuori di essi, ci osservavamo in quella danza fatta di gelosia e corteggiamento. Concentrammo in quel breve tempo l’eterno di un amore. E la promessa immortale di una passione che palpita di sangue e linfa vitale. Non c’è niente di più simile alla vita dell’amore. Non c’è niente di più simile al tango della passione. E la passione è rossa. Rossa di fuoco e sangue. Mi parlava d’amore e di libertà. Era questo il suo destino. L’amore con me, fuoco. La libertà per la sua gente nel suo paese, sangue. Ma l’amore è un dio minore. E la libertà, invece, un bene universale per il quale lottare, così mi aveva detto quella notte che precedeva il buio delle perdite. Jorge perse la sua vita, io persi lui, ma più di tutto le donne argentine in quella sporca guerra persero i loro figli. Ma la memoria no, grazie a quel dio minore.
Quel dio minore è femmina e sa riconoscere le ingiustizie in qualsiasi parte del mondo, verso chiunque. Ora ballo sola, nonostante Alberto riesca a farmi volare, di nuovo. Jorge non è mai morto, è ancora giovane e bello, e balla il tango immortale di chi continua a subire la peggiore delle ingiustizie storiche.

Nicoletta Stecconi

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